01Il problema
Una decisione presa in una conversazione con l'AI, un numero letto in una call, una cosa promessa a un cliente: se restano dove sono nati, dopo una settimana non esistono più. Le liste delle cose da fare crescono in tre posti diversi e nessuna è quella vera. Il tempo se ne va a ricostruire quello che si sapeva già.
02Come si usa
- Si lavora normalmente. Alla fine di ogni sessione l'assistente scrive quello che è cambiato nella nota giusta: cliente, progetto o procedura.
- Alle 8:30 arriva la plancia: una pagina sola con le cose da fare del giorno, prese dalle note e raggruppate per cliente e progetto.
- Si spunta quello che si chiude. La voce torna nella nota da cui è nata, segnata come fatta, con la data.
- Quando serve una cosa, si chiede. Le note sono collegate tra loro: da un cliente si arriva alla procedura, dalla procedura alla fonte da cui è nata.
03Come funziona
- Noteuna scheda per cliente e per progetto, con dentro tutto ma non per esteso: i dettagli stanno chiusi, con la data e la fonte
- Collegamentiogni nota rimanda alle altre; il grafo che ne esce è la mappa del lavoro, con un colore per tipo di nota
- Giardinierel'assistente distilla le fonti, propone i collegamenti e mantiene l'ordine; le decisioni restano a me
- Planciaogni mattina le cose da fare aperte diventano la lista del giorno; a ogni voce spuntata la nota si aggiorna
- Regole scrittecosa può riscrivere l'assistente e cosa no sta scritto, non ricordato: come si chiude una sessione, come si data un blocco, cosa non si tocca
04Risultati
Il primo tentativo di spezzare le note lunghe in sottopagine è stato scartato: spostava il disordine nell'elenco. La forma attuale, una scheda per cliente con i dettagli chiusi, regge da settembre. La regola più utile è nata da un errore: uno strumento era partito e la nota diceva ancora «da far partire». Da allora ogni cambio si scrive nella stessa sessione, mai il giorno dopo.